I Malloreddus

I Malloreddus

I Malloreddus sono il formato di pasta più rappresentativo della Sardegna, si ritrovano dappertutto: nelle sagre di paese, in Cortes Apertas, nella festa del Santo Patrono, negli spuntini tra amici e naturalmente nei matrimoni e in tutte quelle cerimonie in cui la pasta è protagonista.

Ovviamente non possono mancare nelle nostre case, la domenica come in qualsiasi altro giorno, può cambiare il nome, da malloreddus a ciccioneddos, macarone tundu, macarones cravaos, macarones de punzu, macarones caidos, cassulli, chiusoni, o italianizzati in gnocchetti sardi, ma il protagonista delle nostre tavole è sempre lui.

La loro forma di conchiglia rigata è inconfondibile, possono variare leggermente le misure ma la forma resta quella; ma di dove sono originari? Pare del Medio Campidano per poi essersi diffusi rapidamente in tutta l’Isola.

E’ proprio i Malloreddus alla Campidanese sono tra i piatti più cucinati, dove questa pasta viene condita con un ragù di salsiccia rigorosamente sarda soffritta assieme alla cipolla tritata finemente e servita con una buona dose di pecorino sardo e un pizzico di zafferano.

Ma come si preparano i malloreddus? Semplicemente con semola, acqua e sale, una volta fatto l’impasto della giusta consistenza se ne ricavano dei pezzettoni che vengono stesi ed allungati a mano, dello spessore di circa 1 centimetro e della lunghezza di 2 o leggermente più corti, si passano poi nel classico attrezzo, quello che abbiamo messo in foto, praticamente un piccolo tagliere scanalato, ma si possono fare anche passandoli sul fondo di un cestino realizzato in giunco,

Una volta preparati vanno farri essiccare per un giorno o due in una spianatoia, divisi tra di loro e spolverati di semola, li potete poi cucinare freschi o addirittura congelare.

Esistono anche altre varianti in cui all’impasto viene aggiunto direttamente lo zafferano, oppure erbe aromatiche quali il basilico o addirittura (ma più raro) gli spinaci o la menta, in questi casi assumono il caratteristico colore verde che li distingue da quelli dell’impasto base originale.

érema
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E dopo un buon piatto di Malloreddus ci vuole un buon bicchiere di vino, il nostro consiglio è: Èrema, un grande vino della Società Agricola Siddùra, per saperne di più visitate la nostra pagina della “Società Agricola Siddùra Srl

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